I miei eroi sono saliti sul palco

Anche quest’anno ho avuto il privilegio di tenere il corso di public speaking per i ricercatori e le ricercatrici dell’IIT — Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e Milano — che si preparavano a partecipare a FameLab, la competizione internazionale di divulgazione scientifica.

Tre minuti sul palco. Nessuna slide. Solo voce, corpo e un fatto scientifico da raccontare. Facile a dirsi, tutt’altro che facile a farsi — soprattutto quando sei abituato/a a parlare di scienza ai colleghi, non a un pubblico generalista.

Il sette maggio si è svolta a Genova la selezione FameLab 2026, in un teatro colmo di ricercatori, di ragazze e ragazzi che hanno voluto provare la scomodità di fare qualcosa di molto distante dal loro quotidiano, dai laboratori dove lavorano per tutti noi. I miei studenti sono i miei eroi, e ognuno di loro merita un applauso per quello che fa: per l’impegno nel misurarsi con una sfida tanto ardita, per la generosità nel condividere il sapere, per l’entusiasmo nel mettersi in gioco e per la rumorosità con cui tifare i colleghi sul palco.

Vederli così belli, eleganti, rumorosi — sul palco e in platea — mi ha commosso. Mi ha fatto tornare in mente quando la direttrice della mia prima scuola di teatro mi chiamava amorevolmente la sua “pulcinotta”, per dimostrarmi tutto il suo affetto. Vista la mia ruvidezza, tutta quella espansività ai tempi mi pareva eccessiva, ma con gli anni ho accolto con gratitudine quella sensazione e quel legame speciale che si crea tra chi ti fa conoscere le regole del gioco e chi impara a giocare.

I sorrisi e la luminosità di Letizia Sarchini e Giuliana Orlandini, che hanno vinto la selezione genovese di FameLab 2026, sono un ricordo che custodirò con cura. A loro faccio un gigantesco in bocca al lupo per la finale nazionale  a Perugia.

Un grazie di cuore a Giuliano Greco, che mi ha affidato l’incarico con la fiducia che si riserva ai progetti in cui si crede davvero, a Giorgia Baghino e Gioele Lecquio, senza il cui aiuto il corso non avrebbe preso la forma che ha avuto e, infine, a Valeria delle Cave e Andrea Bellati, che con la loro competenza e il loro entusiasmo hanno ispirato i partecipanti e dato al progetto una marcia in più.

La scienza ha bisogno di essere raccontata. E questi ricercatori hanno dimostrato di saper farlo con talento.

Condividi l'articolo su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *