Ci sono parole che ti trovano prima che tu le cerchi. Penia è stata una di quelle.
Stavo pensando a come chiamare questa sezione del blog — quella in cui avrei parlato di partita IVA, di fatture, di mesi in cui i soldi entrano e mesi in cui non entrano, di quella strana libertà che sa di trapezio senza rete — e a un certo punto mi è venuta voglia di sfogliare i libri di mitologia e letteratura greca per capire se questa cosa della povertà fosse una ritorsione degli dei contro gli umani o che altro. La risposta che ho trovato sta nella figura di Penia, la dea della povertà e del bisogno.
È una donna — guarda caso — ed è brutta, vecchia, sempre a corto di soldi e di un tetto. Il suo opposto, Pluto, dio della ricchezza, è naturalmente maschio. La povertà è femmina, la ricchezza è maschio: tremila anni fa lo sapevano già, e non lo dicevano nemmeno sottovoce.
La storia che mi ha convinto si trova nel Simposio di Platone. Il giorno del compleanno di Afrodite si tiene una grande festa sull’Olimpo. Sono invitati tutti gli dèi — tutti tranne Penia, che ai tempi non poteva usufruire di Vinted per aggiudicarsi un abito decente da indossare. Lei si presenta lo stesso, resta fuori dalla porta, aspetta che qualcuno le lanci un avanzo. Dentro c’è Poro, il dio degli espedienti, quello che sa sempre come cavarsela. Poro beve troppo nettare, si sente male, esce a prendere aria — e sviene ai piedi di Penia.
Qui la storia viene raccontata con delle omissioni, si parla di lei che giace al suo fianco e così nove mesi dopo partorisce il di lui figlio. E qui viene il bello, sapete chi è? Eros, il dio dell’amore. Figlio della povertà e dell’arte di arrangiarsi.
Quante volte anche voi vi siete presentati alla festa senza l’abito giusto? Quante volte avete aspettato con determinazione per realizzare i vostri desideri e quante volte dall’arte di arrangiarsi avete imparato a fare qualcosa di bello?
Ho scelto di fare la freelance. Ho aperto la partita IVA. Ho scelto una vita in cui il reddito non è garantito, in cui la pensione è un concetto astratto, in cui “quanto guadagni?” è una domanda a cui rispondo sempre con un sorriso vago perché la risposta cambia ogni mese.
Se tra di voi ci sono dei figli di Penia, si uniscano a questo racconto.
In questa rubrica parlerò, anzi parleremo, di tutto questo: dei soldi, della loro assenza, della fatica di gestire il lavoro autonomo — economicamente, organizzativamente, socialmente. Parlerò di cosa significa scegliere la libertà e scoprire che ha un prezzo. Parlerò di Penia, che non viene invitata ma si presenta lo stesso.
E che alla fine, in qualche modo, porta a casa qualcosa di importante.
