Andiamo insieme a parlare di morte?

L’uiltima volta che ho portato Death Café (A)live in un festival fuori da un teatro, gli aerei hanno deciso di partecipare allo spettacolo.

Ero a Orio al Serio, non lontano dalla pista di decollo dell’aeroporto. Durante il monologo, in lontananza, arrivavano i rumori degli aerei che prendevano quota.

Non era un disturbo. Era quasi una colonna sonora.

Anche perché, guarda caso, nel mio spettacolo parlo proprio del decollo come di uno dei momenti che possono farci paura. Quello in cui, appena l’aereo si stacca da terra, per un istante puoi sentire il corpo ricordarti che sì, potremmo anche morire.

E allora gli aerei di Bergamo sembravano arrivare apposta.

Adesso Death Café (A)live si prepara a un’altra tappa, questa volta a Brescia.

Sabato 26 settembre, alle 21, sarò al Parco del Maglio di Ome, all’interno di Wonderland Pop, la rassegna che porta teatro e stand-up fuori dai luoghi teatrali tradizionali, nei comuni e nei parchi della Franciacorta. Il festival nasce proprio da un invito: “Andiamo insieme a teatro?”

E mi piace molto che il mio spettacolo sulla morte arrivi proprio lì.

In un parco, all’aperto, in mezzo alla vita perchè forse abbiamo più voglia di parlarne di quanto immaginiamo.

La settimana scorsa, per esempio, sono rimasta molto colpita da un appuntamento all’interno del programma del Tempo delle Donne del Corriere della Sera intitolato “Sorella morte, insegnami a vivere”, dedicato proprio a come trasformare la paura in illuminazione per la vita. 

C’era tantissima gente.

E mi ha fatto pensare che forse qualcosa sta cambiando.

Forse abbiamo sempre avuto bisogno di parlare della morte, ma per molto tempo abbiamo fatto finta di no poi, come suggeriva durante l’evento la tanatologa Marina Sozzi, le cose sono cambiate quando abbiamo iniziato a fare i conti con malattie croniche, lunghe agonie dove il tempo per la cura ha iniziato ad accompagnarsi a delle riflessioni sulla fine e di conseguenza sulla vita.

Nel mio spettacolo parto proprio da qui: parlare della morte può farci venire una voglia di vivere ancora più accesa.

Perché quando la morte smette di essere un concetto lontano e diventa improvvisamente concreta, cambiano le proporzioni.

Le cose inutili diventano ancora più inutili.

Quelle importanti diventano enormi.

Ti viene voglia di dire di no.

Di lasciare andare.

Di mangiare meglio.

Di fare sport.

Di cambiare lavoro.

Di scrivere quel monologo sulla morte che continui a rimandare.

Di smettere di rimandare, in generale.

Perché forse quello che ci spaventa davvero della morte non è soltanto la morte.

È la solitudine.

È sentirsi abbandonati.

È perdere le persone che amiamo.

È sapere che, a un certo punto, c’è una partita che giochiamo da soli.

Eppure quando la morte si avvicina, spesso succede una cosa strana: la vita diventa più nitida.

“Quando la morte si traveste da tumoretto, ti fa esplodere una voglia di vivere”che solo allora ricordi di aver lasciato a prendere polvere.

È una delle ragioni per cui ho scritto Death Café (A)live.

Non per dare risposte sulla morte.

Non ne ho.

E nemmeno per rendere la morte simpatica, che sarebbe un’impresa parecchio ambiziosa.

Ma per provare a fare quello che facciamo raramente: stare insieme davanti a una domanda difficile.

Ridendo, quando si può.

Commuovendoci, quando succede.

Parlandone senza abbassare immediatamente la voce.

E forse è proprio questo che mi piace del teatro quando esce dal teatro.

A Bergamo c’erano gli aerei.

A Ome ci sarà un parco.

Il pubblico non sarà seduto necessariamente dentro una sala protetta dal mondo.

E magari questa volta sarà proprio il mondo intorno a noi a ricordarci perché siamo lì.

Perché la morte fa parte della vita.

E parlarne, qualche volta, può essere un modo sorprendentemente concreto per tornare ad avere voglia di viverla.

Quindi sì.

Andiamo insieme a parlare di morte?

Ci vediamo a Ome.

Death Café (A)live
Sabato 26 settembre, ore 21
Parco del Maglio, Ome (BS)
Wonderland Pop 2026

Tutte le informazioni sul festival e sullo spettacolo

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