C’è un momento, nella vita professionale di chi lavora con la comunicazione, in cui senti il bisogno di andare oltre le parole. Di abitare il silenzio. Di scoprire cosa rimane quando togli tutto.
Per me, quel momento ha avuto la forma di un letto. All’aperto. Con uno sconosciuto accanto.
Come è nata questa esperienza
Ho preso parte come attrice a Todo lo que està a mi lado , performance urbana ideata e diretta da Fernando Rubio, regista argentino che ha portato questo spettacolo in città di tutto il mondo. Lo spettacolo nasce da un sogno — una storia d’infanzia rimasta sospesa per 25 anni — e da lì costruisce una riflessione profonda sull’intimità, sulla presenza nello spazio e nel tempo, sul modo sottile e misterioso in cui condividiamo il mondo con gli altri, anche con chi non conosciamo.
La struttura è radicale nella sua semplicità: sette letti, in uno spazio urbano. In ogni letto, un’attrice e uno spettatore. Nel silenzio.

Cosa ho vissuto
Essere attrice in questa performance mi ha fatto capire una volta di più la potenza delle parole, quando le pronunciavo esplodevano nel corpo dello spettatore e io sentivo la responsabilità di ogni reazione e il desiderio di prestare cura alle loro anime scosse che vibravano della stessa fragilità che avevamo sperimentato in prova con le altre attrici del cast.
C’era uno spazio da abitare con piena presenza, e uno sconosciuto con cui condividerlo per un tempo sospeso, fuori dalla logica quotidiana.
Ho sentito la vulnerabilità in modo netto, quasi fisico. Il confine tra sé e l’altro che si fa sottile. La potenza di un’intimità che non chiede nulla, ma offre tutto. Ho capito, in modo nuovo e viscerale, cosa significa davvero essere presenti — non come concetto, ma come scelta concreta, silenziosa, coraggiosa.
Perché ne parlo qui
Chi mi conosce sa che il mio lavoro ruota intorno alla presenza: sul palco, in aula, davanti a un pubblico. Parlo spesso di autenticità, di connessione emotiva, di coraggio comunicativo.
Questa performance mi ha ricordato — o forse insegnato per la prima volta — che la presenza vera non ha bisogno di parole. Che l’intimità con un altro essere umano è la forma più alta e più semplice di comunicazione. E che mettersi in gioco, fino in fondo, è sempre la scelta più trasformativa.
Un letto. Un’attrice. Uno spettatore. Tutto ciò che ci sta intorno
