Tutto è cominciato nel 1998, quando ho debuttato al Teatro della Tosse di Genova con la tipica incoscienza di chi non sa ancora cosa lo aspetta. Quello che mi aspettava, si è scoperto presto, era un microfono: mi sono ritrovata catapultata negli studi radiofonici di Radio Deejay, R101 e Radio Italia — perché evidentemente parlare da sola su un palco non mi bastava, dovevo farlo anche davanti a qualche milione di ascoltatori.
Ma il teatro non l’ho mai mollato. Ho fatto ridere il pubblico dello Zelig di Milano con il mio spettacolo A cuore crudo (sì, anche io mi stupisco). Ho fatto piangere gli spettatori della Triennale di Milano con la performance Todo lo que está a mi lado del drammaturgo argentino Fernando Rubio — che è un risultato diverso ma, a modo suo, altrettanto soddisfacente.
Poi ho deciso di affrontare l’argomento che tutti evitano: la morte. Non per vocazione macabra, ma perché qualcuno doveva farlo con grazia. Ho firmato il podcast Death Café, edito da Mondadori Studios, che ha generato il monologo Death Café (a)live, prodotto dal Teatro della Tosse di Genova. Oggi lo porto nei teatri italiani, perché parlare della fine è, paradossalmente, uno dei modi più vivi che conosco.
Death Cafè (a)live
“Death Café” è la storia di una conduttrice radiofonica stanca di non poter condividere con i suoi ascoltatori temi che l’intrattenimento mainstream considera tabù.Primo fra tutti, la morte. A mezza strada tra teatro e stand up comedy, uno spettacolo che fa ridere, sorridere e commuovere su uno dei tabù più intoccabili della nostra epoca. Un …

